Dopo la fecondazione assistita dell’ovulo, il consenso alla Procreazione Medicalmente Assistita non può essere revocato e la partner femminile può richiedere l’impianto dell’embrione anche se il partner è deceduto o se è cessato il loro rapporto.
Questo uno dei temi centrali contenuto nell’aggiornamento delle Linee guida Ministeriali in tema di Fecondazione assistita che hanno recepito due sentenze della Corte di Cassazione (2019) e della Consulta (2023). Il decreto – che secondo la legge italiana ha facoltà di aggiornare almeno ogni tre anni le Linee guida “in rapporto all’evoluzione tecnico-scientifica” – è stato pubblicato in Gazzetta ufficiale a fine marzo.
In sintesi, dopo la fecondazione assistita dell’ovulo, il consenso alla PMA non può essere revocato e la donna può richiedere l’impianto dell’embrione anche se il partner è deceduto (Cass., 15 maggio 2019, n. 13000) ovvero sia cessato il loro rapporto (Corte Costituzionale, n. 161/2023). Inoltre, l’art. 8 della legge n. 40 del 2004 sullo status del nato con PMA, sancisce che “in caso di nascita mediante tecniche di Procreazione Medicalmente Assistita, si applica anche all’ipotesi di fecondazione omologa post mortem avvenuta utilizzando il seme crioconservato del padre, deceduto prima della formazione dell’embrione, che in vita abbia prestato, congiuntamente alla moglie o alla convivente, il consenso, non successivamente revocato, all’accesso a tali tecniche e autorizzato la moglie o la convivente al detto utilizzo dopo la propria morte”.
Ancora, nel testo, si estendono le tecniche di Fecondazione Assistita alle coppie fertili portatrici di malattie genetiche trasmissibili, nonché a coppie siero-discordanti portatrici di patologie infettive, quali Hiv, Hbv, Hcv, nelle quali l’elevato rischio di infezione configura di fatto una causa ostativa alla procreazione; a coppie in cui uno o entrambi i partner siano ricorsi in passato alla crioconservazione dei propri gameti o tessuto gonadico per preservazione della fertilità.
“Ora, le Linee guida recepiscono tutte le sentenze della Corte Costituzionale sulla PMA e aggiungono elementi importanti per quanto riguarda la preservazione della fertilità” spiega all’Ansa la responsabile del Centro Operativo Adempimenti legge 40 dell’Istituto Superiore di Sanità, Giulia Scaravelli “la precedente edizione risale al 2015. Da allora ci sono stati importanti pronunciamenti della Corte Costituzionale, che ora sono finalmente esplicitati nel documento, in cui si chiarisce che le coppie portatrici di patologie genetiche hanno diritto alla diagnosi genetica preimpianto e che è possibile scegliere di non impiantare gli embrioni con difetti genetici patologici. Si tratta di due punti importanti che permettono di evitare che nascano bambini con patologie a volte incompatibili con la vita”.
Tra le altre importanti novità delle nuove Linee guida, anche un forte accento alla preservazione della fertilità, sia per gli uomini sia per le donne. “Interventi che non sono limitati esclusivamente a patologie oncologiche, ma a tutte quelle condizioni che espongono al rischio di perdita precoce della fertilità”, conclude Scaravelli “in un momento storico in cui i bambini vengono concepiti sempre più in tarda età”.