Crioconservazione: quando?  

La crioconservazione di ovociti e spermatozoi per motivi medici è pratica non recente.

Inizialmente, la tecnica aveva come obiettivo quelli di non disperdere l’eccesso di gameti in pazienti sottoposti a fecondazioni in vitro. Successivamente, si è estesa a pazienti affetti da:

  • patologie neoplastiche (cancro),
  • autoimmuni
  • urologiche
  • ginecologiche
  • neurologiche
Poiché questi pazienti si sottopongono a terapie mediche o chirurgiche potenzialmente impattanti sulla fertilità futura, si ha così la possibilità di salvaguardare la propria progettualità riproduttiva “stoccando” i gameti in una Banca attrezzata.
Le indicazioni per questa procedura si stanno progressivamente estendendo: nei pazienti giovani tetraplegici è consigliata una preservazione prima che il politraumatismo testicolare, derivato dall’insensibilità, determini danni irreversibili. Lo stesso accade per gli ustionati per possibili danni da ipertermia.
Curiosità

In molti Paesi (Israele in primis) la criopreservazione è consigliata per tutti i militari, sia per la pericolosità della loro professione, sia per l’utilizzo di proiettili a uranio arricchito.

La differenza nelle modalità del prelievo dei gameti determina la diversa frequenza di ricorso alla tecnica:
  • per i pazienti di sesso maschile, che producono numerosi gameti in esterno, tutto è più semplice
  • per i soggetti di sesso femminile, che producono pochi gameti e all’interno del corpo, i meccanismi sono più complesse: viene richiesta una stimolazione ormonale prolungata, una serie di controlli ecografici/ormonali e un piccolo intervento per il prelievo. Solo, quindi, ¼ delle donne alle quali viene proposta la crioconservazione decidono realmente di effettuarla
Tecnica
Dopo diversi tentativi in varie direzioni, la tecnica si è ormai standardizzata ed è accettata dalle maggiori società scientifiche come non sperimentale. I gameti vengono vitrificati, cioè protetti inizialmente con crioprotettori, poi disidratati velocemente e quindi immersi in azoto liquido a -196°: in questo modo si conservano inalterati (nella maggior parte dei casi, perché la complessità delle procedure può sempre determinare inconvenienti imprevisti) per tempi anche prolungati.